Il retrobottega del cimitero – The cemetery back room

Bara in zinco, Epson Lumix DMC-TZ61

[English translation below]

Nausea. Ansia, paura, voglia di andarmene e insieme di guardare. Guardare dentro.

La bici appoggiata a una siepe, con l’occhio sull’obiettivo, davanti a me un rudere che avevo notato passando dal cimitero per prendere il sottopassaggio che porta di là dalla ferrovia.

Era quello l’obiettivo della mia piccola passeggiata fotografica.

Passato un cancello aperto, senza nessun cartello di divieto, sono lì che penso al modo migliore di scattare. Il cielo è azzurro, è freddo e da giorni qui si aspetta la neve senza speranza.

I furgoncini del comune vanno e vengono ogni cinque minuti, si avvicinano al rudere e scaricano terra. Non ci faccio caso. Dopo alcuni scatti noto quella che mi sembra lamiera di metallo, ma il mio sguardo scivola via. Poi capisco: sono sul retro del cimitero e quella è una bara di zinco.

Nausea.

E’ possibile che sia…?

Sono indeciso, d’un tratto penso ai furgoncini del comune che scaricano terra. Dal cimitero. Stanno facendo lavori. Hanno disseppellito la bara. Ma sarà una bara?

Vorrei andarmene ma un’identica spinta, contraria, mi spinge ad avvicinarmi. Il coperchio è piegato. Aperto. Chissà se… se c’è dentro un corpo? L’orrore mi spinge, mi sembra di fare un sacrilegio eppure mi avvicino. Ora i furgoncini del comune, che prima mi sembravano innocui mi appaiono in tutt’altra luce. Guidati da pubblici Caronti con la tuta arancione fosforescente, che scavano buche tra i morti e traghettano mucchi di terra, di qua e di là dalla frontiera invisibile che separa il cimitero dal non-cimitero. In fondo anche qui è questione di confini.

Spio tra le lamiere contorte: dentro ci sono pezzi di legno marcio – la bara vera – quelle che sembrano vecchie bende e due guanti di gomma azzurri. Qualcuno ha preso i resti umani che c’erano dentro e li ha trasportati altrove. Quei guanti – più di tutto – mi impressionano. Delle mani, mani vive, hanno toccato, raccolto quello che restava di un corpo. Che consistenza avrà avuto quella carne putrefatta? I guanti erano di quelli spessi, forse per spegnere la sensazione del tatto. E sono stati abbandonati lì, finito il lavoro.

Ho scattato velocemente e male prima dell’arrivo di un altro furgone.

Tornato verso il rudere mi sono accorto che i pezzi di legno sparsi qua e là nel terriccio appena scavato erano pezzi di bara.

Ho preso la bici e me ne sono andato, ho oltrepassato di nuovo il confine che separa il cimitero dal suo retrobottega, dove il corpo mortale di noialtri non è che questo: un corpo. Da trattare con i guanti.


Nausea. Anxiety, fear, desire to go along and watch. Look in.
The bicycle leaning against a fence, with the eye on the lens, a ruin before me that I had noticed passing by the cemetery to take the underpass that leads beyond the railway.

That was the goal of my little photo walk.

Past an open gate, with no sign of prohibition, I’m here thinking the best way to shoot.

The sky is blue, it is cold and the people here expects snow, hopelessly.

Minivans of the town come and go every five minutes, close to the ruins and downloading earth. I don’t matter. After a few shots, I see what seems sheet metal, but my gaze slips away. Then I realize: I’m on the back of the cemetery, and that is a zinc coffin.

Nausea.

It is possible that …?

I’m undecided, suddenly I think of the vans of the town who download earth. From the cemetery. They are working. They dug up the coffin. But it will be a coffin?

I would like to leave but an opposite force pushes me to get close. The cover is folded. Open. I wonder if … if it’s inside a body? The horror pushes me, it seems a sacrilege, but I approach.

Now the vans of the town, which before seemed harmless to me appear in a completely different light. Led by public Caronte with phosphorescent orange jumpsuit, digging holes among the dead and carring piles of earth through the invisible frontier that separates the cemetery from the non-cemetery. It is a question of borders, here too.

I spy among the twisted metal: inside there are pieces of rotten wood — the real coffin — what seem old bandages and two blue rubber gloves. Someone took the human remains that were in it and transported them elsewhere.

Those gloves — most of all — impress me. Hands, living hands, touched, picked up what was left of a body. Which consistency will have that rotting meat? The gloves were thick, perhaps to avoid the sensation of touch. And they have been abandoned there after work.

I quickly and badly shot before the arrival of another van.

I returned to the ruins and I realized that the pieces of wood scattered in the dirt just dug were coffin pieces.

I took the bike and I left, I again crossed the boundary that separates the cemetery from his back room, where the rest of our mortal body is just that: a body. To be treated with gloves.

[Human curated google translation]

Bara in zinco, Epson Lumix DMC-TZ61
Bara in zinco, Epson Lumix DMC-TZ61
Frammenti di bara in legno, Epson Lumix DMC-TZ61
Frammenti di bara in legno, Epson Lumix DMC-TZ61

 

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