Il Grillo magico. Complottismo, New Age e populismo nel M5S: un’analisi

 

Scusate, ma non ho resistito alla tentazione di scegliere questo titolo.

Sintesi per i pigri: questa è una lunga analisi (a volte bisogna prendersi il tempo!) dei riferimenti ideologico-culturali del duo Grillo/Casaleggio.

Attraverso l’analisi di dichiarazioni e altro materiale cerco di mostrare come i due principali personaggi del M5S abbiano come riferimento il New Age e come nel loro pensiero sia forte una componente di complottismo che dalla New Age discende.

In particolare la concezione del mondo che emerge dal video “Gaia” prodotto da Casaleggio mostra un idea di futuro totalitaria e inquietante.

Grazie alla citazione di studiosi che si sono occupati di New Age e populismo, cerco di mostrare come i due fenomeni siano collegati anche nel caso del M5S in un’amalgama preoccupante. In subordine mi chiedo anche come questo retroterra ideologico composito sia potuto entrare in risonanza con tanti militanti ed elettori della sinistra.

Buon divertimento.

 

Introduzione.

L’idea di questo post nasce dalla partecipazione all’importante dibattito sul successo elettorale del M5S sviluppatosi su Giap, il blog di Wu Ming. Nel cercare in uno sforzo collettivo di capire le origini e le ragioni di questa vittoria, favorita dal voto anche di numerosi militanti e elettori di sinistra, molti hanno posto l’accento sulla fase di riflusso che stiamo vivendo, che si accompagna a un sostanziale fallimento delle parole d’ordine dei movimenti. Io stesso ho sviluppato alcune riflessioni sul voto da sinistra a Grillo su questo blog e nel corso della discussione su Giap.

Un aspetto ha però – più di altri – finito per attirare la mia attenzione, al di là delle riflessioni più politiche: quello della “costellazione” ideologica del duo Casaleggio/Grillo, che informa il M5S pur senza essere sul davanti della scena.

L’ispirazione mi è venuta da alcuni commenti apparsi sul blog di Wu Ming nei quali si paragonava (tra il serio e il faceto) la “cultura” grillina alla New Age e altri – più seri – nei quali si faceva notare la presenza di un elemento complottistico piuttosto marcato.

La domanda che mi sono posto è se questo insieme di correnti che compongono il riferimento culturale del M5S che Grillo ha saputo sintetizzare nelle sue parole d’ordine possono essere interpretate come l’embrione di una nuova forma ideologica capace di mobilitare le classi medie in senso reazionario, per riprendere la definizione di Daniel Guérin del 1936 in Fascismo e gran capitale.

Infine mi sono chiesto se e come questa costellazione culturale sia riuscita ad entrare in risonanza con le aspettative e le convinzioni di tanti elettori di sinistra, molti dei quali attivi nei movimenti, contribuendo a spingerli – insieme naturalmente ad altri fattori – a votare per Grillo.

1. La costellazione.

Scrive con tono scherzoso Paolo Z su Giap:

Dal punto di vista politico tutta questa operazione mi ricorda la new age: un pezzo di zen, una spruzzata di maya, un didgeridoo e un flauto di pan, shakerare il tutto e servire con un’oliva. Se uno guarda il programma e/o i proclami del M5S ci trova veramente di tutto, dall’anarchismo al liberalismo estremo, dal socialismo all’ambientalismo, la democrazia solida, liquida e gassosa. Il legante è prima di tutto Grillo stesso, il suo “corpo che si fa verbo”, e poi la capacità di legare in maniera chiara, consequenziale e (apparentemente) logica domande e risposte, problemi e soluzioni, saltando completamente la fase di analisi (e di confronto/conflitto).

La battuta arriva al termine di un ragionamento molto serio sul sincretismo politico del M5S e il paragone con la New Age serve solo da metafora, non certo ad aprire un’ipotesi interpretativa. Ma – come a volte capita – questo passaggio mi colpisce e diventa inopinatamente punto di partenza per questa riflessione.

Grillismo e New Age: ipotesi interessante (e divertente per le possibilità che si aprono di costruire un controcomplottismo militante… ). No, seriamente, il rapporto c’è ed è significativo, quindi merita un po’ di tempo per svelarne gli arcani (!): chissà che non possa dare qualche elemento in più alla nostra analisi.

Il legame mi pare possa essere studiato da due punti di vista. Il primo è quello delle modalità con cui la coppia Grillo/Casaleggio ha costruito la “costellazione” (Michael Löwy insegna…) ideologica del M5S; il secondo riguarda i temi che confluiscono nel calderone del M5S, dove quelli genericamente (e a prima vista) “di movimento” si intersecano con altri che si possono ricondurre proprio alla New Age, in particolare alla tendenza cosiddetta del “potenziale umano”.

Le stelle fondamentali che compongono la “costellazione” ideologica grillina e che cercherò di esaminare e mettere in relazione tra loro sono tre: la New Age, le teorie del complotto e il populismo.

2. Grillismo e potenziale umano.

Che cos’è la New Age? Iniziamo da un punto di partenza sicuro, prima di addentrarci nelle sabbie mobili. Wikipedia:

New Age” (letteralmente: Nuova Era) è un’espressione generale per indicare un vasto movimento subculturale che comprende numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali alternative sorte nel tardo XX secolo nel mondo occidentale. Le numerose e diverse concezioni riconducibili a questa denominazione sono accomunate dall’ideale dell’avvento di un “mondo nuovo” o di una “nuova era”, spesso indicata astrologicamente come età dell’Acquario (l’età attuale è detta dei Pesci).

In questo grande mare acquariano vi sono mille correnti (più che nel movimento trockista internazionale…) tra cui una è particolarmente interessante ai fini di questa analisi: si tratta del movimento di sviluppo del potenziale umano (SPU, non è un partito, l’acronimo mi serve per non doverlo scrivere sempre).

Scrive Bopper su Giap:

[…] mi ha colpito tantissimo questa frase usata da Grillo.

“se un uomo di 64 anni, anziano e con la pancia, può attraversare lo stretto di Messina a nuoto mettendoci 1 ora e 20[…]ebbene può farcela solo perché si è allenato duramente («mi sono allenato sei mesi!»), ma questo vuol dire semplicemente che «se uno vuol portare a casa un risultato lo porta, cazzo!». Allo stesso modo anche i siciliani – e gli italiani – possono riuscire nell’impresa da tutti considerata impossibile di cambiare politica e classe dirigente, ma si devono impegnare e preparare duramente per farlo, e devono farlo in prima persona con tutti loro stessi…”

Questa frase mi ha riportato immediatamente ad alcune esperienze che mi sono dovuto “pippare” e che si avvicinano molto alla teoria espressa da Grillo. Teoria spiccatamente di destra.

La frase citata è stata proferita da Grillo al termine della sua traversata a nuoto dello stretto di Messina. A cosa si riferisce Bopper parlando di “esperienze che mi sono dovuto pippare”? Nel seguito del post cita il nome di Anthony Robbins e le sue teorie sul “Self-Help”

“Se non puoi, devi. E se devi, puoi”, o “La determinazione è la sveglia del volere umano” e anche “Possiamo cambiare la nostra vita in un attimo. Possiamo essere esattamente ciò che vogliamo”. Il falco incravattato, arricchito, piccolo o grande manager “terzializzato”, bello pulito e agiato (esempio e meta di gran parte delle persone che vivono in occidente) usa quei concetti come dottrina, come approccio alla vita.

Il rapporto tra alcune manifestazioni della New Age e il liberismo è stato sottolineato anche da Slavoj Žižek in un gustoso articolo su “Le Monde Diplomatique”:

Non deve stupire che questo tipo di buddismo-taoismo possa funzionare come complemento ideologico della globalizzazione liberista: ci permette di parteciparvi mantenendo una distanza interiore… Capitalisti sì, ma distaccati, zen… (traduzione mia)

Più serio su questo tema è il parere di uno studioso come Michel Lacroix, che nel 2004 ha pubblicato con Flammarion il volume Le développement personnel. Du potentiel humain à la pensée positive (Lo sviluppo personale: Dal potenziale umano al pensiero positivo) nel quale decostruisce le pratiche dell’SPU:

L’aspirazione all’onnipotenza, il gusto per il sincretismo, la pratica dei due stati del sè, producono la figura pittoresca e sempre più diffusa del quadro d’azienda che, tra due incontri d’affari, trova il tempo di praticare lo zen o la meditazione trascendentale.

(Traduzione mia. Traggo i riferimenti al testo di Michel Lacroix da una sintesi fattane qui)

Robbins, che ha fatto milioni di dollari con i suoi libri e i suoi metodi per sviluppare il “potenziale insito all’interno di ciascuno di noi”, deriva la sua pratica dalla Programmazione neuro linguista (o PNL) che, nonostante il nome altisonante non ha mai ricevuto riconoscimento scientifico e viene considerata uno dei filoni più importanti della New Age.

(Mi ricordo a questo proposito la incomprensibile spiegazione datami della PNL da un barbiere-adepto mentre seduto sulla sua poltrona mi accarezzava con il rasoio la giugulare…)

Niente naturalmente ci dice che Grillo abbia veramente a che fare con qualche guru del “potenziamento umano” e men che meno della PNL. Quello che però è certo è che questa “disciplina” è molto frequentata dai suoi adepti, cioè i grillini. Prova ne sia il costante ritorno di questo termine nei commenti ai post sul blog di Grillo (basta fare una ricerca interna al sito) e il fatto che nei curriculum vitae di sei candidati alle passate elezioni (2013) si faccia riferimento ai corsi di formazione di PNL svolti (qua, qua, qua, qua, qua e qua). Nessuno di questi mi risulta sia stato eletto: una prova che la PNL è una bufala?

Ecco dunque illustrata la prima delle tre stelle della “costellazione” del Duo di Mangiastracci: difficile in questo caso stabilire una diretta connessione con il “credo” di Grillo/Casaleggio, la mia è dunque una suggestione. Molto più evidente mostrare la presa di questo tipo di dottrine tra gli attivisti del movimento e anche questo è interessante. E poi, anche senza scomodare la New Age, come dice bene Bopper, quello del “se vuoi puoi” resta un pensiero di destra.

3. Grillismo e teorie del complotto

Qui invece le cose si fanno più evidenti, ma anche più spesse.

Siamo ancora all’interno della New Age, secondo il sociologo e politologo francese delle teorie del complotto, Pierre-André Taguieff (la cui analisi storica risulta convincente, pur se le sue posizioni politiche sono piuttosto contestabili…), che scrive in La foire aux illuminés:

Ciò che rende felice il consumatore di “rivelazioni” cospirazioniste, è il fatto di trovarvi un reincantamento del mondo e della Storia, attraverso la resurrezione degli angeli e dei demoni, nell’angoscia e nello spavento come nel mistero e nel meraviglioso. Forza di seduzione inesauribile dell’insolito, e più ancora dell’inquietante stranezza. (traduzione mia)

Bene, se avete voglia di farvi anche voi di reincantamento e darvi un po’ di felicità cospirazionista, guardatevi Gaia, il video dello “spin doctor” di Grillo, Mr. Casaleggio, direttamente sul sito della sua azienda, che controlla oggi circa il 20% dei parlamentari italiani. Poi ritorniamo per il dibattito post proiezione…

 

Allora? Come va? Prima di correre a fare scorte alimentari in vista della terza guerra mondiale, parliamo un po’ di Gaia, il video che ci racconta della vision dell’ideologo, del grande manovratore del M5S.

La narrazione prende il via da una data precisa nel futuro, il 14 agosto 2054: “Oggi – recita la voce in inglese è nato il Nuovo Ordine Mondiale” (NWO, un feticcio di tutte le teorie cospirazioniste). Da qui in poi si sviluppa un racconto che descrive il viaggio dell’umanità nel corso dei secoli per giungere fino a Gaia, il nuovo mondo basato sulla connessione tra tutti gli abitanti della terra in un governo mondiale volto all’armonia e al bene.

Al centro c’è lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, dalle strade romane a internet e – chissà perché – invece di citare Bell (telefono) o Marconi (radio) in questa marcia trionfale che ha il sapore del buon vecchio “progresso” di marca positivista, Casaleggio cita Mussolini e Hitler. Il primo per il suo “uso della radio per raggiungere gli italiani ovunque”, il secondo – attraverso Leni Rifenstahl – per la sua capacità di utilizzare le immagini come mezzo di comunicazione di massa. Ideologi, non inventori: la genealogia che porta al “mondo nuovo” di Casaleggio non è di certo rassicurante…

Ma arriviamo al nocciolo della questione. Minuto due circa del video:

All’inizio del XXI° secolo – spiega la voce narrante – il destino del mondo è ancora determinato da gruppi massonici, religiosi e finanziari. 130 tra le persone più influenti del mondo riunite nel gruppo Bilderberg si incontrano ogni anno per discutere del futuro dell’economia mondiale.

Ma per fortuna ecco arrivare la cavalleria:

Prima dell’arrivo del web, la comunicazione, il sapere e l’organizzazione erano in mano al potere. Con Internet appartengono a tutta la [g]gente.

Vada per i gruppi finanziari, vada pure per i gruppi religiosi, ma i gruppi massonici? Bilderberg? Nel 2009 Alternative Libertaire, mensile libertario francese, pubblicava un utile dossier sui “cospirazionismi” in cui affrontava proprio questa lettura “parallela” della storia:

Un esempio [di cospirazionismo]? Il gruppo Bilderberg. Questo esiste realmente. E’ un seminario che riunisce una volta all’anno la crema delle classi dirigenti occidentali per delle conferenze e dei negoziati.

Peraltro, non c’è nessun bisogno di Bilderberg o di Davos perché i milieu degli affari, della politica e dei media si frequentino. Le reti di socialità e di riproduzione della borghesia bastano e avanzano. Tutto questo non è indizio di alcun complotto, ma di una connivenza di classe evidente. (traduzione mia)

Già, gli interessi di classe. Ma i massoni? Dai, non mi distruggerai pure i massoni, vecchio lupo libertario?

Volete un gruppo più influente in Francia della Massoneria e degli Illuminati riuniti, senza complotto né società segreta? Si chiama il Medef [la Confindustria], l’UMP, il PS… (traduzione mia)

Ma se la critica radicale al cospirazionismo non vi basta, forse l’analisi storica vi risulterà più convincente: su Illuminati, massoni, Bilderberg e Trilaterale vi rimando al volume di Taguieff che è un vero e proprio compendio di questo tipo deliri.

La teoria del complotto è un mito politico nato alla fine del XVIII° secolo sotto la forma del complotto massonico mirato alla distruzione della civiltà cristiana e a modificare l’ordine sociale . (traduzione mia da questo testo)

Ecco il nuovo che avanza…

E Grillo, come si posiziona rispetto al “gomblotto” plutocratico mondiale? Diciamo che ci dà dentro, raccogliendo le stupidaggini più insulse e pericolose che girano nel sottobosco delle leggende urbane, dando loro la diginità che non hanno. La rivista Wired ha raccolto il meglio di queste stupidaggini, diffuse da un personaggio pubblico le cui dichiarazioni hanno una risonanza notevole… Tra l’altro il suo movimento sembra avere un rapporto difficile con la scienza, come dimostra questa brutta vicenda che ha coinvolto Le Scienze Blog, l’edizione italiana di Scientific american.

Ma il tema cospirazionista più divertente che Grillo abbia mai frequentato – per le onde che ha creato nello stagno fetente del “gomblottismo” – è quello del signoraggio, caro a tanta destra neo-fascista, come spiega bene lo spassoso articolo di Andrea Signorelli sul sito Linkiesta. Al signoraggio Grillo dedicò addirittura un intero tour nel 1998, intitolato Apocalisse morbida. Poi più niente; perché? Forse, pensa uno, guidato dalla ragione Grillo abbandona un tema dopo aver capito che è una bufala (ma ci ha dedicato un tour!); o forse evita di parlarne per opportunismo politico: la vicinanza con gente di estrema destra non fa mai bene quando si hanno ambizioni politiche.

Il pensiero magico invece – e qui sta la cosa divertente – interpreta questo silenzio a suo modo: c’è un “gomblottone” in corso. Ecco allora moltiplicarsi gli appelli a Grillo nei commenti al suo blog: “Perché non parli più di signoraggio?”.

Già, perché se si è complottisti e se si è famosi, niente di più facile che diventare i protagonisti degli incubi complottisti degli altri… “Grillo, eri sul Britannia nel 1992?”, chiedono con ansia alcuni grillini sul blog, dove si trova anche un post (non un commento) di tal Giovanni Sandi che chiede accorato a Mentana: “Beppe Grillo era a bordo del panfilo Britannia il 2 giugno 1992?”.

Ma che storia è? Lo spiega di nuovo Linkiesta: secondo alcuni Grillo partecipò a una riunione segreta a bordo del panfilo dove i potenti della terra decisero la svendita (privatizzazioni, ecc.) dell’Italia. Grillo, insomma, sarebbe un Illuminato, un massone, con un preciso obiettivo: il dominio del mondo con la sua setta segreta. Come se fosse necessario scomodare un “gomblotto” segreto! Basta leggere le dichiarazioni a caso di un Prodi, un Fassino, un Veltroni, un Bersani…

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma Casaleggio e Grillo ci sono o ci fanno? Difficile rispondere: Zizzux su Giap sostiene la tesi dell’opportunismo,

[…] è il preciso piano dall’alto di Grillo/Casaleggio bucare lo schermo in ogni direzione per aumentare la massa, senza nessuna coerenza interna. Ma gli appartenenti al M5S non la vedono così. Pensano realmente che quelle siano verità “scientifiche” nascoste al popolo.

Sicuramente la necessità di semplificare, “bucare lo schermo” con “verità nascoste” fa parte del bagaglio da avanspettacolo di Grillo ma non credo che vi sia solo opportunismo nel suo uso del complotto: visto il ricorrente spaccio di “gomblottismi” di vario genere, direi che Grillo un po’ ci crede e il meccanismo di questo “pensiero magico”, preda delle peggiori stronzate è quello descritto ancora da Zizzux:

Loro saltano la fase della critica e vanno subito ad accettare per vero il contrario di ciò che è ufficiale. Qualsiasi esso sia. Anziché approfondire la realtà la appiattiscono nuovamente, ammantandola di un alone di “davide contro golia”.

Il caso di Casaleggio e del suo delirio distopico “Gaia” è più difficile da analizzare: egli si pone nei panni del vate che prevede il futuro e ci propina la sua profezia.

“Vedo vedo”… Nella sua palla di vetro Casaleggio (ideologo del M5S, ricordiamolo…) vede la nascita di “Earthlink”, il sistema di connessione continua tra tutti gli esseri umani che crea il mondo nuovo. Earthlink ha anche un logo (Casaleggio prevede anche questo) e a mettere a punto questa invenzione sarà Google… un’azienda privata. Insomma, una profezia del tutto profana, con tanto di marchio di fabbrica, uno scientismo con il copyright (che Casaleggio prevede verrà abolito: interessante contraddizione).

Ma prima di tutto questo la guerra. Data prevista: 2020.

A questo punto uno – sommessamente – si chiede: MA SE GIA’ LO SAPETE, PERCHE’ NON LO URLATE PER LE STRADE E NON NE FATE IL PUNTO CENTRALE DEL VOSTRO PROGRAMMA? “NO ALLA GUERRA, SENZA SE E SENZA MA?”.

Dai, la guerra è una cosa seria.

Gaia. La nostra Madre terra. Già. Tanto amata dai nostri simpatici amici New Age.

Gaia, un’ideologia futurista e totalitaria. Così la interpreta Michel Lacroix nel suo L’idéologie du New Age (alcuni estratti qui):

Gaia costituisce il secondo principio politico della New Age. Così si tengono le due estremità della catena. Da una parte abbiamo degli individui liberati dai loro legami politici, scaricati dagli obblighi del contratto sociale. Dall’altra si dispiega l’immenso campo della coscienza planetaria formato dalla coagulazione delle coscienze individuali (traduzione mia)

Posto che non ho nessuna voglia di “coagularmi” con il Duo di Mangistracci resta però il fatto che la “profezia di Casaleggio” richiama in modo impressionante il modello analizzato da Lacroix:

L’ipotesi che formuliamo è che la New Age sta inventando una nuova forma di totalitarismo. Cerchiamo di precisarne la natura. Questo totalitarismo risulta dalla congiunzione delle due idee principali che la New Age mette al centro della sua dottrina: la formazione di un campo di coscienza planetaria da una parte, al crisi ecologica dall’altra. Tutta l’attività mentale che non porta il suo contributo alla salvezza di Gaia perde la sua ragion d’essere. In questo cortex planetario, in questo grande organismo neuroelettronico, non c’è dunque più posto per la libertà di pensiero.

Detta Lalla così descrive questa “nuova società” su Giap:

Praticamente la visione della realtà che ci sta dietro è che in una società gestita ottimamente, per risorse e distribuzione, non ha senso alcun tipo di conflitto interno, controcultura, associazionismo di parte o antagonismo (e relativi luoghi fisici), come per i sindacati. Non esiste, come avete più volte sottolineato, alcuna divisione di classe o interesse contrapposto. una specie di città playmobil ben amalgamata.

Ecco che cos’è Gaia nel Casaleggio-pensiero. Sapevatelo.

E così non deve troppo stupire di trovare tra gli eletti dell’M5S un adepto del movimento Zeitgeist, Paolo Bernini:

«La politica l’ho scoperta con il documentario Zeitgeist. È il più visto della rete: parla di tutto quello di cui non si scrive mai, la massoneria, l’11 settembre, le religioni. Quando l’ho visto ci sono rimasto male: mi ha fatto vedere la realtà in un altro modo».

Poverino, c’è rimasto male. Pensate se su youtube avesse visto, che so, spezzoni di Poltergeist. Ora sarebbe iscritto al Movimento per la Rivalutazione degli Spettri dei Cimiteri Indiani ? Qui (min. 2:29) potete vedere l’intervista che ha concesso a Ballarò, dove si dimostra chiaramente che ci crede proprio.

Ma cos’è ‘sto Zeitgeist? Affidiamoci alle parole di “La privata repubblica”:

[…]un polpettone di squisita fattura ultracomplottista.

4. L’anticapitalismo degli imbecilli

Fin qui ci siamo (abbastanza) divertiti e molto inquietati. Ora però arrivano le cose tristi, perché parlano di noi. Spiegano ancora gli amici di Alternative Libertaire:

Il cospirazionismo inventando cause fantasiose a avvenimenti reali oscura in realtà i veri meccanismi del mercato, del capitalismo e della globalizzazione che, per quanto rivoltanti siano, sono assolutamente logici. (traduzione mia)

Se è vero, come scrive Taguieff in La foire aux illuminés, che l’interesse per le teorie del complotto si spiegano

[…] come reazione all’inaridimento, alla tecnicizzazione, alla razionalizzazione dell’esistenza.

e che

Il complotto dà materia ai sogni, anche se si tratta di incubi, essendo la paura più sopportabile che una realtà considerata disperante o indifferente. (traduzione mia)

il complottismo diventa allora una chiave di interpretazione della Storia che pone problemi anche alla sinistra radicale. Riporto questo lungo passaggio di Alternative Libertaire, che però mi pare andare precisamente al punto:

Per l’estrema sinistra il cospirazionismo pone problemi, come l’antisemitismo ha posto problemi al socialismo del XIXesimo secolo. L’avversione popolare per l’immagine del “banchiere ebreo” ha beneficiato di una certa compiacenza tra i socialisti e gli anarchici che, seppur non ci fossero cascati, pensavano che l’antisemitismo popolare potesse alimentare l’anticapitalismo. L’Affare Dreyfus mostrò loro che alimentava soprattutto l’estrema destra. Si morsero le dita e dichiararono che l’antisemitismo era nei fatti “il socialismo degli imbecilli”. Oggi, il cospirazionismo è il nuovo “socialismo degli imbecilli”, che sotto l’apparenza della sovversione semplifica il mondo, instilla irrazionalità nel pensiero, discredita la critica sociale radicale e, in fin dei conti, scoraggi ogni azione collettiva. (traduzione mia)

Chi di voi non ha mai sentito puzza di gomblottismo nelle mille riunioni di movimento in cui si parlava di globalizzazione, di WTO, di FMI? Chi di voi non ha mai percepito la voglia di tanti amici a buttarla sulla cospirazione, parlando per esempio del sistema dei media, passando da una giusta analisi della concentrazione nelle mani di pochi alla tesi della manipolazione?

Su Giap, Serenissima sostiene come

Il complottismo, a mio parere, si è alimentato più che altro degli estremismi di alcuni tempi che tradizionalmente (ma secondo me non per forza ideologicamente) sono attribuiti alla sinistra. Ad esempio l’ambientalismo. Dentro può nascere ed è nato l’estremismo antispecista, che una volta sposato ti fa deviare dal tema originale andando a cercare il nemico esterno, quello che ti deresponsabilizza.

Senza insistere sull’argomento, rimando al sito citato nel commento di Serenissima, per un interessante summa di deliri cospirazionisti (attenzione: su questo sito li prendono per veri…)

La domanda che pongo qui è questa: non è che anche la presenza di un sostrato cospirazionista tra tanti militanti dei movimenti ha contribuito a Grillo/Casaleggio di fare breccia nell’elettorato di sinistra, unito all’inserimento nel programma di parole d’ordine “di sinistra”, che in un quadro ideologico come quello descritto vengono depotenziate?

Non è che il riflusso del movimento, che teneva a bada l’emergenza di forme gravi di questa sindrome complottista a sinistra grazie al vaccino dell’azione collettiva abbia lasciato campo libero all’emergenza di questo “anticapitalismo degli imbecilli”?

Già, perché la teoria del complotto è deresponsabilizzante: “Se ci sono dei manovratori occulti, io che chi posso fare?” Meglio mettersi nelle mani di un uomo forte, uno che non ha paura di nessuno. Un Beppe Grillo qualunque…

5. Grillismo e populismo

Finalmente torniamo alla realtà dopo il nostro viaggio astrale, per analizzare l’ultima stella della costellazione ideologica grillina: il populismo.

Ma restiamo per un attimo con lo sguardo rivolto all’indietro, verso l’inquietante profezia New Age venata di complottismo di Casaleggio. Ci affidiamo ancora una volta a Pierre-André Taguieff, che nonostante tutto resta uno dei pochi ad aver affrontato in modo scientifico temi di cui si parla in questo articolo, riconosciuto per questo dalla comunità degli studiosi.

Nel suo saggio Le populisme et la science politique du mirage conceptuel aux vrais problèmes, apparso nel 1997 su “Vingtième Siècle. Revue d’histoire”, dopo aver fatto un excursus sugli studi sul populismo, propone una tipologia delle sue varie manifestazioni. Inquietante la descrizione dell’ideal-tipo del nazional-populismo lepeniano in Francia, basato su queste caratteristiche:

1. L’appello politico personale al popolo;

2. L’appello al popolo nella sua interezza, senza distinzioni di classe, allo scopo di dare vita a un blocco interclassista;

3. L’appello diretto al popolo autentico, quello sano, onesto, dotato di un istinto infallibile volto al bene;

L’appello diretto al popolo si sostanzia nell’idea della democrazia diretta, che abolisce ogni mediazione tra il popolo e il potere (o la sua incarnazione nel capo) e la fa finita con i meccanismi complessi della democrazia rappresentativa:

L’autenticità del popolo – spiega Taguieff – si costruisce così attraverso la denuncia di potenze ostili, più o meno invisibili: denuncia di “quelli che stanno in alto” (anti elitismo) e di “quelli che stanno di fronte” o “altrove” (xenofobia), che si identificano il più delle volte con “quelli sotto” (le nuove classi pericolose, etnicizzate”. (traduzione mia, p. 24)

Ecco allora ricomparire il complotto come forma di mobilitazione politica populista:

Il sogno di trasparenza ostentato dall’appello alla democrazia diretta (che si riduce al referendum di iniziativa popolare) ha come rovescio il ricorso alla teoria del complotto. Non solo tutti i problemi del paese devono potersi spiegare con l’azione occulta di potenze negative, ma gli ostacoli incontranti dal movimento nazional-populista, e naturalmente le sue sconfitte, non possono che spiegarsi per l’esistenza di un complotto che mira a dominare o a distruggere “la Francia”. (traduzione mia, p. 25)

Non me ne voglia Dario Fo, passato dai gruppi extraparlamentari degli anni ’70 a un’imbarazzante endorsement del M5S: il populismo non è una cosa bella, e il populista non è

colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento.

A meno, naturalmente, di considerare Mussolini un eroe del popolo… Ma questa dichiarazione davvero delirante – ulteriore prova della confusione che regna a sinistra – ci permette di affrontare un’altra questione spinosa: le parole d’ordine “di sinistra” del programma del M5S.

Nel concreto le varie proposte sono state analizzate e sottoposte a critica nel corso del dibattito su Giap. Quello che mi interessa sottolineare è che il populismo di per sé non disdegna dell’uso di parole d’ordine considerate “radicali”. Il problema è il “frame” (termine molto utilizzato nell’analisi Wu Ming) entro cui queste parole d’ordine sono inserite, nel caso dell’M5S caratterizzato dal culto del capo, che porta alle delega e alla smobilitazione, così come a una concezione autoritaria della politica.

Se la botte è marcia, come si può pensare di metterci il vino buono?

6. La Kasta

“Tutti i problemi del paese devono potersi spiegare con l’azione occulta di potenze negative”. Non vi viene in mente la “Kasta” di Grillo, manifestazione “laica” dei deliri complottistici che formano uno dei tre vertici della costellazione ideologica del Duo di Mangiastracci? Certo, la Kasta sono i politici, il sistema politico stesso, ma più si cerca di definirne i contorni nel pensiero di Grillo, più il concetto diventa sfuggente.

Si tratta non di qualcosa di reale, ma di un bersaglio atto a mobilitare “il popolo” e a creare un dualismo tra “noi” e “loro”, dando vita a una potentissima arma politica nelle mani dei leaders del M5S.

Su Giap PaoloZ si interroga sui meccanismi che hanno permesso a Grillo di drenare voti a sinistra:

[…] riducendo la complessità dei conflitti a una dicotomia noi/loro, quella che voi ben identificate. Ogni manifestazione di conflittualità è in questa visione l’epifenomeno di una disfunzione generalizzata del sistema, causata da un grumo di poteri politico-economici intento a spartirsi risorse piuttoso che a tutelare l’interesse collettivo;

Il punto 4 dell’ideal tipo messo a punto da Taguieff e discusso sopra è – in questo senso – interessante:

L’appello alla rottura purificatrice o salvatrice. L’appello al cambiamento si traduce in diversi modi: finirla con il disordine, abolire infine la corruzione che regna, destituire le élites che hanno tradito il popolo, rompere radicalmente con il sistema […] (traduzione mia, p. 26)

Come non vedere nel tipo di mobilitazione anti-kasta indotta da Grillo la manipolazione della tentazione complottista sopita in ognuno di noi, anche a sinistra? Ancora Taguieff, ne La foire des illuminés:

Il cospirazionismo appare come la formula sintetica integrante il semplicismo, il manicheismo iper-morale, il risentimento contro le élites e la ricerca di una chiave della Storia (la chiave che apre tutte le porte). La semplificazione costituisce l’operazione centrale di tutta visione cospirazionista, nel senso che compie una iper-razionalizzazione del cammino della storia, ridotta a svolgimento di un “piano” o di un “programma”. Questa riduzione semplificatrice a un fattore unico o principale getta una falsa luce sul mondo soci-ostorico, ma il miraggio di comprensione così prodotto resiste alle critiche: esso è l’espressione di un irreprensibile bisogno di sapere, di un tipo di desiderio tradotto da una passione forte, la curiosità. E’ per questo che i “terribili semplificatori” sono sempre ascoltati e spesso seguiti. (traduzione mia)

Conclusione. L’anticapitalismo reazionario delle classi medie

Sarei molto felice se questo testo, letto da qualche simpatico cospirazionista, potesse diventare una nuova prova dell’appartenenza di Grillo e Casaleggio alla setta degli Illuminati, dando vita a una gemmazione di false interpretazioni diffuse viralmente sul web.

Purtroppo l’intento di questo articolo non era questo, mi spiace.

Mio obiettivo era cercare di ricostruire la “costellazione ideologica” che informa il progetto politico di Grillo e Casaleggio, composto dal trittico New Age-cospirazione-populismo, non di dare vita ad una nuova teoria del complotto. Intendo infatti il termine “costellazione” (usato da Michael Löwy, pensatore marxista, nel suo volume Redenzione e utopia) in rapporto al sostrato ideologico del M5S come rete di influenze, più che come costruzione organica.

E credo che il tentativo di definire i contorni di questo sottobosco inquietante vada fatto, perché ci può aiutare a capire parte del successo del messaggio grillino, anche a sinistra, dove molti vi hanno aderito. Non per protesta ma convinti di essere in continuità con il proprio percorso politico, magari nel movimento.

Nello stesso tempo alcune caratteristiche di questa costellazione mi paiono molto preoccupanti, se rapportate al tentativo di costruzione di un’ideologia mobilitatrice delle classi medie.

Una piccola borghesia istruita, colpita duramente dalla crisi, il cui status simbolico è stato rimesso in discussione ha finalmente (ri)trovato un leader e un embrione di ideologia. Terribilmente incazzata con tutto e tutti, orfana di una posizione nel sistema di produzione capitalistico, è pronta a darsi al primo populista che passa e mettersi al servizio magari del grande capitale… per fare che cosa?

La riapparizione sulla scena mediatica del programma dei fasci di combattimento del 1919, per cui dobbiamo ringraziare la capogruppo grillina alla Camera Roberta Lombardi, è forse più significativa di quanto sembra. Non perché io pensi che l’Italia del 2013 è come quella del 1919 o che la marcia su Roma sia alle porte. Ma perché è un’indizio – ancora una volta – della natura del sostrato ideologico su cui cresce il grillismo.

Ecco il programma nazionale di un movimento sanamente italiano.
Rivoluzionario, perchè antidogmatico e antidemagogico; fortemente innovatore perchè antipregiudizievole.

Quel programma, nel suo confuso battere a destra e a sinistra ricorda quello del M5S, perché era sorretto da un’amalgama di voglia di rivincita piccolo-borghese, vitalismo e teorie del complotto e riuscì a dare vita a un primo embrione di quel blocco sociale che portò il fascismo al potere (e il movimento, in quel periodo, si definiva un anti-partito…)

Dopo quasi settant’anni dalla fine del nazi-fascismo e senza bisogno di fare riferimento al ventennio (quindi lasciandosi alle spalle la zavorra neofascista), Grillo e Casaleggio sono riusciti a (ri)costruire un nuovo bagaglio ideologico pronto all’uso per classi medie alla ricerca di uno sfogo alla propria rabbia sociale. E le classi medie animate da un “anticapitalismo reazionario” sono molto pericolose, come ben sa un testimone dell’avvento del nazifascismo, Daniel Guérin, che lo ha descritto nel 1936 in Fascismo e gran capitale . Scrive Little Commie Craig su Giap:

In Italia, caso più unico che raro nella storia (e questo è un punto sul quale forse ci si sofferma troppo poco), un movimento capitanato da un famoso comico riesce a convogliare la rabbia di questi settori sociali in un quasi-movimento di massa (dico “quasi” perché in questo caso, rispetto ai movimenti propriamente detti, manca l’aspetto del coinvolgimento diretto, e prevalgono invece, per ovvie ragioni, il sostegno elettorale, la generica simpatia politica, la delega). Un movimento che raccoglie un tale consenso da assumere un peso politico determinante, e da invertire le parti: in questo frangente di crisi non è la piccola borghesia ad andare a traino del movimento operaio, ma vicevera.

Forse il M5S sarà un fuoco di paglia, durerà poco e io sto esagerando. Ma l’andata al potere di Berlusconi, insieme a Lega e AN non mi aveva fatto questa impressione. Effetto “teoria del complotto”?

Nella sconfitta dei movimenti e nel vuoto lasciato (per il momento!) da ogni prospettiva di liberazione collettiva, l’operazione degli ideologi a cinque stelle rischia di lasciare tracce durature. Per chi verrà dopo.

Scusate, ora vado, devo tornare alla mia loggia supersegreta. Non ditelo a nessuno, però.

Aggiornamenti:

8.3.2013: Scopro di non essere l’unico a preoccuparmi per il brodo di coltura del duo Grillo/Casaleggio. Qui trovate una riflessione interessante e condivisibile sul video “Gaia” della Casaleggio & associati intitolata Beppe Grillo, Casaleggio e il M5S. L’appello finale mi vede d’accordo. Anche Mario Tedeschini Lalli (Vicedirettore, direzione Innovazione e Sviluppo, Gruppo Editoriale L’Espresso) dedica un post molto interessante e condivisibile sul suo blog alla “visione” di Grillo/Casaleggio intitolato Le forme del potere e l’utopia digi-egualitaria. Riflessioni intorno al dibattito Grillo-Rete. Più ironico invece l’articolo di Pierfranco Pellizzetti intitolato New Age all’italiana: da Berlusconi a Grillo, apparso su “Il Fatto Quotidiano” del 26 agosto 2012.

10.3.13: Maria Grazie Bruzzone, nel suo blog, analizza la figura di Casaleggio, i suoi rapporti con i poteri forti e l’ideologia di cui è portatore e lo accomuna alla Nuova Destra Moderna europea e al populismo. Interessante analisi. Molto significativo per ricostruire il brodo di coltura e il cospirazionismo così presente nel M5S è la vicenda delle dimissioni di Enrico Sassoon dalla Casaleggio e associati. Qui potete leggere la lettera con la quale Sassoon spiega la sua decisione di lasciare.

10.3.13: L’inchiesta dell’Espresso e l’Ecofeudo di Vezzoli. Questa vicenda ancora poco chiara ha avuto però il merito di portare alla luce un altro elemento che si inserisce in modo coerente nell’analisi svolta in questo articolo. Di particolare interesse è infatti l’idea di Vezzoli di dare vita a un villaggio ecosostenibile e “autarchico” per ricconi paranoici. Le casette progettate (le potete vedere qui, così come tutto il resto del progetto Ecofeudo) erano state pensate complete di rifugio antiatomico. Tutto questo ricorda ovviamente la profezia di Casaleggio nel suo video “Gaia”. Interessante anche il nome dato al progetto, “Ecofeudo”, che unisce un prefisso che guarda all’ambiente, “moderno” e una parola, “feudo”, che rimanda al medioevo e al rapporto di sfruttamento tra nobile e servo della gleba. Del progetto Ecofeudo parla Vezzoli stesso in un articolo del “Fatto quotidiano” che trovate qui.

10.3.13: Alcune istituzioni del mondo ebreo europeo, come il Crif, il “Conseil Représentatif des Institutions juives de France” e l’”Osservatorio sul pregiudizio antiebraico contemporaneo di Milano” hanno accusato Grillo di antisemitismo e di essere il “Dieudonné” (comico francese dalle posizioni di estrema destra e antisemite) italiano. L’Osservatorio milanese riporta inoltre numerose segnalazioni di commenti antisemiti apparsi sul blog di Grillo. Questa questione è molto delicata: secondo queste istituzioni Grillo avrebbe rinverdito i fasti dei “Protocolli dei Savi di Sion”, una montatura della polizia segreta russa secondo cui vi sarebbe stato un complotto ebraico mondiale per impossessarsi del potere globale. Un falso smontato già nei primi anni del ’900 ma che gode ancora di grande credito negli ambienti antisemiti. In molte sue dichiarazioni sulla questione mediorientale (in particolare a difesa dell’Iran) ha mostrato ancora una volta il suo complottismo all’opera, vedendo il Mossad ovunque e criticando aspramente lo Stato di Israele. La cosa sospetta non è – ovviamente – questa: purtroppo l’accusa di antisemitismo è spesso usata per colpire chiunque critichi il razzismo di Stato israeliano e l’oppressione del popolo palestinese. Il problema nasce però quando si confonde Israele (uno stato) e ebrei, confusione che Grillo tende a fare e che è spesso prova di una posizione antisemita, più che filo palestinese.

19.3.13: Segnalo il commento di Ida Dominijanni a questo mio post, ma soprattutto la sua analisi, concisa e veramente illuminante, forse una delle più lucide che ho letto sul fenomeno M5S.

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